Le illustrazioni
L’officina
di Claudia Scavone
Ritratto d’uomo
Il volto costruito
dal tempo
C’è, in questo volto che ho dipinto più e più volte, qualcosa che appartiene alla grande tradizione del ritratto rinascimentale. Ciò che emerge dall’immagine è un volto costruito dal tempo come certi volti che i Maestri del Cinquecento cercavano di interpretare.
Io lo conosco bene ormai, posso disegnarlo a occhi chiusi e so, per certo, che possiede una qualità che la grande ritrattistica rinascimentale avrebbe riconosciuto immediatamente: la presenza. La struttura del viso è ampia, salda, costruita su proporzioni virili e regolari; la fronte alta, il naso deciso, la barba folta e argentea. Tutto ciò, unitamente allo sguardo raccolto, dà all’insieme una fisionomia autorevole, capace di suggerire carattere, intelligenza e una naturale nobiltà del portamento.
La bellezza maschile del Maestro Cusa, come nella tradizione del Rinascimento, coincide spesso con l’equilibrio fra forza fisica e intensità interiore. Ritraendolo ho ripensato spesso ai ritratti di Raffaello, dove il volto diventa misura della persona, con quella maturità acquisita che diventa monumentale. Il tempo, a pochi giorni dal suo sessantesimo compleanno, interviene come elemento formale: la barba bianca definisce i volumi del volto, ne incornicia la bocca, accentua la solidità della sua mascella e costruisce una figura che richiama quella dell’umanista, del Maestro, dell’uomo abituato al pensiero. E chi lo conosce attraverso i suoi versi e la sua musica, sa e certamente condivide questa mia analisi.
Riguardando questa foto, avverto una calma concentrata che ricorda, appunto, quei ritratti cinquecenteschi nei quali il soggetto sembra assorto in un pensiero che precede e “supera”, come si suol dire, “la presenza dello spettatore”. Anche Michelangelo m’offre un termine di confronto, soprattutto nella concezione plastica del volto maschile. La fronte, le arcate sopraccigliari, la massa della barba e la robustezza del collo del Cusa producono un effetto quasi scultoreo. Sicuramente altri Maestri e amici che lo hanno conosciuto e lo conoscono da molto tempo prima, potranno confermare. Le rondini tatuate sul petto aggiungono invece una nota narrativa, personale, quasi simbolica, mettendo in relazione la tradizione del ritratto con una sensibilità pienamente attuale. Nel complesso, e concludo, il volto del Maestro Cusa corrisponde sicuramente a un ideale di bellezza maschile maturo e profondamente classico.
Claudia Scavonecon gratitudine